Sfruttando la labile tregua estiva al COVID-19, ho deciso di riscattare il voucher volo, regalo dei colleghi di Venezia per la laurea triennale. Destinazione principale è la Beozia – regione poco più a nord di Atene – e il “piatto forte” è la Copaide, una vasta area coltivata, un tempo occupata dall’omonimo lago stagionale. Lo specchio d’acqua viene citato da Omero come Cefiside (Hom. Od. 5.709), dal nome di uno dei principali fiumi che lo alimentavano. Pausania, che curiosamente non menziona nemmeno la fortificazione di Gla, lo ricorda con lo stesso nome omerico e riporta il mito secondo il quale fu Eracle a inondare la piana, per ostacolare i Minii di Orcomeno a favore dei Tebani, ostruendo l’apertura che permetteva alle acque di defluire (Paus. IX 38, 7).

Risale all’epoca micenea (ca. fine XIV – inizi XIII sec. a.C. / TE IIIB) la prima bonifica – verosimilmente articolata in più fasi e forse non estranea a ripensamenti e primi insuccessi – avvenuta grazie ad una straordinaria opera che riusciva a sfruttare a proprio vantaggio le caratteristiche geologiche della regione (carsismo), affiancandole ad interventi antropici come canalizzazioni, bacini e strutture fortificate – quali Gla – di controllo e manutenzione.

La vastità dell’intervento, nonché la sua complessità, non hanno nulla da invidiare alle opere di gestione idrica, malgrado gli scarti cronologici, del Vicino Oriente. Un tale sforzo era di certo ricompensato dalla produttività delle terre, così coltivabili, che avevano reso Orcomeno (vedi anche l’articolo su questo sito) – la città che verosimilmente ne aveva il controllo a dispetto di Tebe (Strab. IX 2, 40) – “illustre e gloriosa quant’altre mai in Grecia” (Paus. IX 34, 6) e anche particolarmente prospera, come si evince dalle parole di Achille “le ricchezze di Orcomeno e di Tebe d’Egitto, dove ogni casa ha ingenti tesori” (Hom. Il. 9.381).

Con il crollo della società palatina micenea, convenzionalmente nel 1200 a.C., questo articolato sistema andò fuori uso e, malgrado alcuni tentativi successivi, solo dalla fine del XIX secolo la regione è tornata ad essere stabilmente coltivabile grazie alla bonifica franco-inglese.

Sugli interventi micenei di gestione delle acque ritornerò oltre, ora preferisco invece concentrarmi sulla principale testimonianza di questo complesso intervento: la fortezza di Gla con il Melathron e la cd. Agorà.

La fortezza di Gla

Gla, il cui nome antico è sconosciuto (forse l’omerica Arne), si presenta oggi come una bassa collina che emerge dai campi coltivati, ma in antichità era un’isola circondata dalla acque del lago di Copaide. Tutto il suo perimetro – ben 2,8 km, più del triplo di Micene – è coronato da una imponente muratura ciclopica di epoca micenea (ca. fine XIV – inizi XIII sec. a.C. / TE IIIB), ancora oggi sostanzialmente apprezzabile percorrendo la strada carrabile che la circonda ai suoi piedi. È particolarmente interessante notare, come sottolinea Iakovidis, che la cinta fu costruita in una sola fase e quindi non subì modifiche o estensioni a differenza della maggior parte delle cittadelle micenee note. Un’altra peculiarità (che trova riscontri con la Cittadella Bassa di Tirinto), è la presenza, ad intervalli regolari di circa di 10 metri, di elementi verticali sporgenti che danno un aspetto dentellato alla cortina sia esterna che interna.

Fortezza di Gla
Le mura di Gla (porzione orientale) dall’interno della fortezza

Un aspetto che vorrei sottolineare, perché potrebbe sfuggire studiandola sui libri, è la vastità di Gla: se guardate l’immagine in alto appare evidente che all’interno delle sue mura potrebbero agilmente trovare spazio più cittadelle di Micene e Tirinto. Questa peculiarità non adombra di certo l’importanza dei centri argivi, ma è indicativo degli sforzi e delle risorse messe in campo per la sua edificazione, verosimilmente da Orcomeno, che sono da inquadrare nel più vasto intervento della bonifica del lago. In più, come vedremo oltre, non mancano evidenze di raffinatezze tipiche dell’architettura palatina micenea, come le decorazioni ad affresco.

L’accesso alla fortezza avveniva dalle quattro porte poste sostanzialmente ai punti cardinali. Tutti gli ingressi erano protetti da (per lo più poco sporgenti) bastioni e all’interno presentano dei vani laterali destinati alla guardiania.

L’ingresso principale sembra essere quello meridionale, lo si evince ancora oggi dalla monumentalità dei suoi bastioni – gli unici che si possono definire effettivamente come tali – e della imponente rampa di accesso, due elementi che “may very well have inspired the builders of Tyrins, Mycenae and Athens” (Iakovidis).

Gla, porta meridionale
Porta meridionale dall’esterno della fortezza
Gla, porta sud
Porta meridionale dall’interno della fortezza
Porta Sud Gla
La rampa di accesso alla porta meridionale

Anche l’ingresso sudorientale presenta delle caratteristiche del tutto peculiari. Si tratta infatti in realtà di una doppia porta, separata dal muro centrale che isolava l’area più orientale della fortezza, quest’ultima accessibile proprio dall’ingresso ad est. La porta Nord è ancora ben preservata in altezza ed è quindi possibile apprezzarne l’accurata tecnica di costruzione; al contrario quella Ovest, attuale ingresso alla fortezza, è poco conservata.

Pianta generale di Gla
Pianta generale della fortezza di Gla con le più recenti evidenze (Maggidis)

La vastissima area all’interno del circuito fortificato perimetrale si articola in una serie di zone, ben delineate da mura interne con relative porte, che svolgevano verosimilmente diverse funzioni. Anche se difficilmente oggi, a causa della folta vegetazione (infatti le foto non riescono a descrivere bene i resti degli edifici), a nord è possibile riconoscere l’area del Melathron, il cd. palazzo; al centro la cd. Agorà; ad est un complesso non ancora ben interpretato. Il restante spazio sembra in gran parte privo di costruzioni ed era presumibilmente adibito allo stoccaggio della ingente produzione agricola della Copaide, nonché forse destinato ad ospitare, in caso di necessità, il personale adibito alle coltivazioni, ma nuove indagini sembrano restituire le evidenze di un quadro ben più articolato.

Melathron di Gla
Il muro settentrionale del Melathron visto dall’esterno

Il Melathron occupa la parte più alta della fortezza, una sorta di “acropoli”, ed è quindi evidentemente costruito in posizione dominante. Questo edificio viene tradizionalmente riconosciuto come il “palazzo” di Gla, ma la sua articolazione è del tutto inusuale per una residenza palatina micenea. Si compone infatti di due ali, che sostanzialmente ripropongono la medesima pianta, disposte ad angolo retto. I vari ambienti sono sistemati in modo paratattico e sono raggiungibili da un sistema di doppi corridoi che corrono sul lato rivolto verso il cortile. Anche il modulo più prestigioso e ampio, caratterizzato da una sala preceduta da una anticamera – una sorta di megaron abbreviato – si presenta sdoppiato. Questo equilibrio “a due” che combina “two practically identical but functionally indipendent residences wich could, but did not have to communicate” (Iakovidis) è stato interpretato come la risposta architettonica all’esigenza di ospitare due importanti ufficiali di uguale rango (ma con ruoli diversi e complementari?), verosimilmente connessi alla gestione e controllo delle infrastrutture legate alla bonifica della Copaide, e della conseguente ricca produzione agricola della regione.

Melathron Gla
L’angolo sudorientale del Melathron

È da sottolineare un ritrovamento decisamente importante nell’angolo del cortile dove le due ali si uniscono. Si tratta di un paio di corna di consacrazione in pietra (poros) alte 80 cm e verosimilmente facenti parte del coronamento del tetto. Oggi il reperto, come tutti i principali rinvenuti a Gla, è ospitato presso il museo archeologico di Tebe.

Corna di consacrazione Gla
Corna di consacrazione rinvenute nel cortile del Melathron

Dall’area del Melathron era possibile raggiungere, attraverso una porta che si apriva nelle mura interne dotata di guardiania, la cd. Agorà, una vasta zona racchiusa da un ulteriore circuito murario. All’interno sono presenti una serie di edifici, ancora una volta sdoppiati, ma disposti simmetricamente rispetto ad una ampia corte centrale. La loro funzione sembra essere complessa da definire, ma verosimilmente era soprattutto legata a funzioni di stoccaggio, magazzino e forse produzione artigianale, anche se alcuni ambienti – forse granai – erano decorati da raffinati affreschi: si conserva, tra gli altri, un bellissimo frammento che ritrae una figura femminile.

Affresco con figura femminile dalla c.d. Agorà di Gla

Famosissimi sono anche i frammenti di una composizione di delfini, ritrovati in un’area di scarico ma verosimilmente pertinenti ad un ambiente della cd. Agorà. Sono caratterizzati da una vivace striscia gialla che divide la parte superiore del corpo, resa con un colore freddo più scuro, da quella inferiore in bianco; l’occhio (quasi umano) è tracciato con una veloce linea che comprende anche l’angolo mediale. Il tema marino sembra tornare anche in altre composizioni, purtroppo molto frammentarie, che comprendono argonauti e polipi. È quindi da sottolineare come non solo il “palazzo” del Melathron, ma anche la cd. Agorà presentava ambienti raffinatissimi malgrado la loro destinazione tradizionalmente riconosciuta.

Affresco delfini Gla
Affresco con delfini dalla c.d. Agorà di Gla

È interessante sottolineare come in un recente contributo di Brysbaert sia emerso come in alcuni di questi affreschi siano presenti tracce di lazurite (lapislazzuli). Questo preziosissimo minerale, proveniente da regioni lontanissime del Vicino Oriente, era stato impiegato in associazione ad un pigmento color viola e sembra rappresentare “the earliest known use of this pigment in buon fresco, in both Eastern and Western painting traditions” (Brysbaert).

La bonifica del lago Copaide

La fortezza di Gla faceva parte di una complessa serie di interventi mirati allo sfruttamento della Copaide dopo la bonifica micenea, nonché al controllo tattico e alla manutenzione delle infrastrutture idriche. Anche altre installazioni difensive, pur di minore entità, punteggiavano i rilievi attorno alla piana. Gla sembra occupare un avamposto di rilievo poiché situata ad oriente rispetto ad Orcomeno, e precisamente all’ingresso della baia di Topolia, la principale via per il deflusso delle acque dei fiumi che alimentavano il lago.

Lago di Copaide
Il lago di Copaide (Iakovidis)

Come già accennato all’inizio, la titanica opera di bonifica prevedeva una serie di bacini, canali e dighe che convogliavano le acque dei due principali fiumi, il Cefiso e il Melane, verso le katavothrai, grandi voragini naturali in collegamento con il mare. La principale di queste, chiamata Megali Katavothra presso il villaggio di Néon Kókkinon (che ha una ottima taverna gestita da cretesi che vi consiglio per una sosta), è oggi facilmente accessibile e percorribile durante la stagione secca.

Megali Katavothra
La grandissima Megali Katavothra

Il canale principale, di cui sono state individuate le tracce archeologiche, era lungo 25 kilometri e gli argini raggiungevano uno spessore anche di 66 metri. Nel video dedicato all’argomento al museo di Tebe, viene sottolineato come il canale artificiale potesse essere verosimilmente navigabile e quindi usato per il trasporto di merci e materiali da costruzione.

Oltre alle opere in superficie, sono emerse anche le tracce di una struttura sotterranea, un tunnel che doveva verosimilmente aiutare il deflusso delle acque, ma il sistema, forse troppo ambizioso, sembra non essere mai andato in funzione.

Per chi volesse approfondire, consiglio il blog di Consoli che ha geolocalizzato (file .kmz e .kml) le principali evidenze relative alle opere di bonifica del lago di Copaide.

Concludendo, nella speranza che un giorno il sito possa essere sistemato per una fruizione più consona, è fondamentale inquadrare la fortezza di Gla nel più ampio contesto della bonifica e sistemazione micenea della Copaide. Un’opera complessa e di dimensioni “colossali” che ha mobilitato ingenti risorse e personale e che, è palese, doveva essere coordinata da una autorità che non è identificabile archeologicamente.

La tradizione storica, in particolare Strabone, ricorda come “il terreno occupato ora dal lago Copaide una volta era asciutto, e che fu interamente coltivato dagli Orcomenii che gli stanno da presso. E questo sarebbe argomento della loro ricchezza” (Strab. IX 2, 40). Pur nelle varianti riportate dai diversi autori, tra i quali anche Pausania, Diodoro e Polieno, il lago e la piana della Copaide vengono legati agli scontri tra i Minii di Orcomeno e i Tebani: “Eracle, per impedire ai Minii l’uso della cavalleria nella estesa piana di Orcomeno, avrebbe ostruito con una muraglia di grosse pietre la grande voragine dove si gettava il fiume” (Rizzo).

Come spesso accade, le evidenze archeologiche devono “fare i conti” con un complesso corpus di miti e tradizioni storiografiche che non sono sempre coerenti e lineari, come vedremo anche nell’articolo inerente ad Orcomeno.


Consigli di lettura

I libri, ormai consumatissimi e causa di un secondo bagaglio a mano Ryanair, compagni di questo e altri viaggi
  • Bombardieri, L., Graziadio, G., Jasink, A.M. 2015, Preistoria e Protostoria Egea e Cipriota, Firenze, pp. 268-269, 319-320.
  • Brysbaert, A. 2006, Lapis Lazuli in an Enigmatic ‘Purple’ Pigment from a Thirteenth-Century BC Greek Wall Painting, in Studies in Conservation, vol. 51-4, pp. 252-266.
  • De Ridder, A. 1894, Fouilles de Gha (pl. X-XI), in Bulletin de correspondance hellénique, vol. 18, pp. 271-310.
  • Frazer, J.G. 1898, Pausanias’s Description of Greece Vol. V, London, pp. 110-130.
  • Iakovidis, S.E. 2001, Gla and the Kopais in the 13th Century B.C., Athens.
  • Kountouri, E., et al. 2013, The Mycenaean drainage works of north Kopais, Greece: A new project incorporating surface surveys, geophysical research and excavation, in Water Science & Technology Water Supply, pp. 1-13.
  • Magiddis, C. 2006, Rediscovering a Giant, in Popular Archaeology. link>
  • Pausania, Viaggio in Grecia: Beozia Libro IX, edizione curata da S. Rizzo.
  • Torelli, M., Mavrojannis, T. 2002, Grecia (Guide Archeologiche Mondadori), Milano, pp. 172-173.
  • Squinches blog di Robert Consoli con la geolocalizzazione delle evidenze relative alla bonifica del lago di Copaide.
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