L’ultima giornata ad Atene l’ho voluta dedicare a due musei che mi sono stati caldamente consigliati. Il Museo di Arte Cicladica, Fondazione Goulandris, era già in programma perché lo conoscevo grazie all’attività dell’ex curatore dello shop Costas Voyatzis, fondatore del famoso magazine di design contemporaneo Yatzer. Il suo gusto deve aver influenzato, oltre alla selezione e all’allestimento del negozio, anche la caffetteria e l’immagine coordinata della sezione principale del piccolo, ma curatissimo, museo, nonché il sito internet.

Caffetteria Museum of Cycladic Art

Al primo piano è ospitata una delle più importanti collezioni di arte cicladica del Bronzo Antico. La lavorazione del marmo e della pietra è uno dei tratti più caratteristici delle comunità cicladiche, ed una delle sue massime espressioni può essere riconosciuta nella produzione delle figure antropomorfiche, soprattutto le Folded Arms Figurines della Cultura di Keros-Syros, che affonda le sue radici già nel Neolitico e nella Cultura di Grotta-Pelos famosa per le statuine schematiche “a violino”.

Museo di Arte Cicladica Atene
La sala con le FAF Folded Arms Figurines

Questo tipo di statuaria, va ricordato che sono noti esemplari di dimensioni notevoli come quello esposto al museo, ritrae quasi esclusivamente figure femminili nude con le braccia incrociate sull’addome, le gambe sono leggermente flesse e la testa è fortemente inclinata verso l’alto.

Vista la posizione dei piedi e la precaria stabilità che ne consegue, è stato ipotizzato che queste statue venissero disposte in posizione orizzontale supina. Questa categoria verrà molto apprezzata anche in contesti extra-cicladici, tanto da favorire produzioni locali fortemente ispirate come quella Koumasa Type di Creta.

La collezione non si limita a statuette femminili, ma comprende molte altre tipologie, come quelle maschili, i gruppi scultorei e i contenitori. Uno dei pezzi più famosi è il Dove Vase, anch’esso in marmo, dove al centro sono ricavati, rendendo il piatto praticamente inutilizzabile se non a scopi rituali, una serie di piccoli uccelli stilizzati.
Ai miei occhi sembra quasi che i volatili, verosimilmente delle colombe, fossero degli amuleti da staccare dal contenitore in ricordo della cerimonia.

Le vetrine che hanno particolarmente attirato la mia attenzione sono quelle relative alle evidenze di utilizzo del colore. Il pallido e traslucente candore del marmo cicladico era infatti arricchito in origine da una vivace policromia. Tracce di pigmenti rossi e blu mettevano in risalto caratteristiche anatomiche, specialmente quelle sessuali nelle figure femminili, e forse tatuaggi o decorazioni rituali. Il rinvenimento di contenitori con resti di pigmenti simili da contesti funerari potrebbe rimandare a particolari rituali di decorazione anche del corpo del defunto o dei partecipanti al rituale.


Museo Benaki

Il museo Benaki dista pochi passi da quello cicladico. Devo dire che la prima impressione è di entrare in un museo davvero “di classe”. Gli interni sono elegantissimi e ogni aspetto è curato nel minimo dettaglio; c’è da dire che è anche l’unico museo che ho pagato in tutta la Grecia, da studente infatti potevo accedere gratuitamente a tutti i siti e collezioni. Anche qui lo shop era davvero curatissimo, con una selezione di prodotti davvero invidiabile.

Museo Benaki
L’ingresso del Museo Benaki

La collezione spazia da reperti dell’Antico Bronzo fino al XX sec. d.C. e sono rappresentativi del suo fondatore, il mercante e mecenate Antonio Benaki. Il museo punta quindi a fornire uno spaccato della cultura greca abbracciando un vastissimo orizzonte cronologico. Mi sono ripromesso di tornarci con la dovuta attenzione, perché le sezioni sull’arte bizantina e quella musulmana erano particolarmente interessanti, ma mi sono dovuto concentrare sulle prime sale con i reperti più antichi.

Della prima sala mi hanno particolarmente colpito l’Euboea Treasure, un corredo funebre dell’Antico Bronzo di vasi in oro e argento. Secondo le didascalie, la forma e la decorazione sono verosimilmente derivate da modelli cicladici e orientali, e si tratta quindi di oggetti importati in Eubea già in tempi antichissimi.

Euboea Treasure
Euboea Treasure

L’altra vetrina che ha particolarmente attirato la mia attenzione è quella che ospita il Thebes Treasure. Vari tipi di sigilli in pietre preziose ed anelli sono esposti ordinatamente e corredati da didascalie complete. Le scene ritratte sui grandi anelli sono verosimilmente legate alla sfera religiosa, da notare soprattutto quello con il Sacred Marriage, interpretato come la rappresentazione di un culto minoico relativo all’unione di una coppia divina.


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