Dopo una seconda visita al Palazzo di Festòs, per discutere nel sito dei cambiamenti architettonici e della cultura materiale nelle fasi del MM II (circa XVIII sec. a.C.), ci siamo diretti nel vicinissimo sito di Haghia Triada.
Esiste uno stretto legame tra i centri che formano il cd. triangolo della Messarà: Festòs, Haghia Triada e Kommos, che vede intrecciarsi nel tempo questioni complesse inerenti alle sfere del potere, del sacro e degli scambi.

In particolare i primi due centri sembrano quasi rincorrersi in una sorta di staffetta: ad Haghia Triada viene infatti costruita la Villa nel momento di stallo di Festòs dopo le distruzioni seguite alla fine dell’Età Protopalaziale, salvo poi, passando alterne fasi e profonde modifiche, essere abbandonata (dal punto di vista abitativo) probabilmente a favore proprio di Festòs, che dall’inizio dell’Età Post-Palaziale sembra riacquisire maggiore importanza.

Haghia Triada chiesa veneziana
La chiesa veneziana di Haghios Gheorghios (detta anche SS. Trinità)

Non è certo questa la sede, e tantomeno ne sarei in grado, per fare una disamina di un sito così complesso e dalle molte fasi di occupazione, perciò mi limito a selezionare alcune informazioni emerse durante la visita.

Accedendo all’area archeologica spicca subito la piccola chiesa veneziana di Haghios Gheorghios (nota anche come della SS. Trinità). Questa sorge sul Piazzale dei Sacelli, una area aperta che mostra segni di frequentazione dalle prime fasi del Bronzo Antico (se non prima) e che prende il suo nome dalle installazioni cultuali del periodo Post-Palaziale (XII sec. a.C.). La stessa Villa, una volta in rovina, diventerà un luogo di culto fino all’Epoca Geometrica, confermando la vocazione religiosa di Haghia Triada, soprattutto nelle sue ultime fasi di occupazione.

Il sito si articola in tre aree: a sud dove spiccano la Villa e il Piazzale dei Sacelli; a nord dove si sviluppa l’abitato e la Grande Agorà-Stoà; a nord-est con le tholoi e la Tomba del Sarcofago Dipinto (quest’ultimo esposto al Museo Archeologico di Heraklion).

La Villa, costruita come accennato poco sopra, alla fine del MM IIIB quando Festòs era in stallo, presenta molti elementi tipici dell’architettura palatina neopalaziale come le decorazioni figurate ad affresco ed i polythyra, ma mancano le facciate articolate in sporgenze e il cortile centrale. Lo sviluppo a L della struttura è decisamente peculiare, anche se di certo è cruciale l’aspetto geomorfologico dell’area. Durante la visita alla Villa abbiamo seguito un percorso che da sud-ovest ci ha portati, costeggiando il settore settentrionale, fino al lato est.

La Villa fu distrutta, come la maggior parte degli altri centri monumentali cretesi, con la fine dell’Età Neopalaziale (circa 1450 a.C.). Nel periodo Palaziale Finale, nel corso del TM IIIA, Haghia Triada vede una grande fase di ristrutturazione profondamente monumentale, e viene da domandarsi quale sia il rapporto di questa fase espansiva con la progressiva crisi coeva di Cnosso. Sopra la Villa viene costruito il grande Megaron ABCD e successivamente la Agorà-Stoà e la Casa VAP (solo per citare alcune strutture).

Come ultima considerazione, va ricordato che l’importanza di Haghia Triada è anche confermata dal ritrovamento di affreschi figurati (a differenza di Festòs), e degli splendidi vasi in pietra ora esposti ad Heraklion.


Tholos di Kamilari

Un bellissimo fuoriprogramma è stata la visita alla Tholos di Kamilari, un sito oggetto di una prossima pubblicazione proprio dei nostri professori. La documentazione ed i risultati delle prime indagini archeologiche degli anni ’50 saranno rivisti alla luce di nuovi studi e interpretazioni.

La Tholos di Kamilari, malgrado la sua costruzione risalga ad un periodo relativamente tardo rispetto alla tradizione prepalaziale di questo tipo di tombe nella Messarà (MM IB, in concomitanza con la costruzione dei primi palazzi ed il consolidamento di Festòs), ha una lunghissima storia di utilizzo di circa 500 anni. Risulta straordinariamente importante che questa tomba collettiva continuasse ad essere utilizzata anche quando la documentazione funeraria dal resto di Creta è praticamente silente.


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