Dopo una seconda visita al Palazzo di Festòs (vedi l’articolo dedicato >), per discutere direttamente all’interno del sito i cambiamenti architettonici e della cultura materiale nelle fasi del MM II (XVIII sec. a.C. ca.), ci siamo diretti nel vicinissimo sito di Haghia Triada.
Esiste uno stretto legame tra i centri che formano il cd. triangolo della Messarà: Festòs, Haghia Triada e Kommos, che vede intrecciarsi nel tempo questioni complesse inerenti alle sfere del “potere”, del rito e/o sacro, nonché degli scambi.

Haghia Triada chiesa veneziana
La chiesa veneziana di Haghios Gheorghios (detta anche SS. Trinità)

Mentre Kommos, pur non mancando di edifici di carattere monumentale, mantiene sostanzialmente il suo ruolo di porto, Haghia Triada e Festòs sembrano quasi rincorrersi in una sorta di staffetta che La Rosa definisce come “complementarity of roles” (La Rosa 2010a). Almeno dal periodo Protopalaziale (1900-1700 a.C. ca.) è infatti Festòs, con il suo palazzo, a rivestire il ruolo di centro di riferimento principale della pianura della Messarà. Tuttavia, dopo la caduta dei primi palazzi (1700 a.C. ca.) e l’affermarsi del primato di Cnosso su Creta, Festòs sembra riprendersi solo molto lentamente, il secondo palazzo viene infatti costruito solo nel TM IB (fine XVI – seconda metà XV sec. a.C. ca. secondo la cronologia tradizionale) e dura soltanto cinquant’anni. Nel frattempo è Haghia Triada, con la sua cd. Villa neopalaziale, ad ereditare il ruolo di centro di “coordinamento” della ragione (La Rosa la definisce “administrative capital”: La Rosa 2010b).

A sx Kommos; a dx la strada che conduce da Festòs ad Haghia Triada

From an ideological point of view, it cannot be considered casual that the so-called megaron was constructed above the ruins of the villa at Ayia Triada rather than above the palace [of Festòs].

La Rosa 2010b

Entrambi i siti verranno comunque distrutti con il crollo dei secondi palazzi (1450 a.C. ca. secondo la cronologia tradizionale) ma, ancora una volta, è soprattutto Haghia Triada a riprendersi durante la frequentazione micenea dell’isola, con la costruzione del cd. Megaron ABCD e i grandi lavori di risistemazione dell’insediamento. Al contrario, dalla fine del TM IIIB (fine XIII sec. a.C.), Festòs riacquisisce nuova importanza, mentre Haghia Triada sembra essere abbandonata dal punto di vista insediativo, anche se tuttavia, dal TM IIIC (XII sec. a.C.), quest’ultimo centro ospiterà un grande santuario all’aperto noto, proprio per questo motivo, come Piazzale dei Sacelli.

Piazzale dei Sacelli Haghia Triada
Reperti post-palaziali dal Piazzale dei Sacelli di Haghia Triada.
© Natalia Volkova/123RF.COM

Non è certo questa la sede, e tantomeno ne sarei in grado, per fare una disamina completa di un sito così complesso e dalle molte fasi di occupazione, perciò mi limito a selezionare alcune informazioni emerse durante la visita. Vi rimando, oltre che alla bibliografia, a questo interessante seminario a cura della SAIA che introduce il sito e illustra le ultime indagini a cura della missione italiana.

Il sito si articola in tre zone: l’area di rappresentanza e cerimoniale a sud, dove spiccano la Villa, il Megaron ABCD, il Sacello H e il Piazzale dei Sacelli; l’insediamento a nord con la Grande Agorà e la Stoà; infine l’area a vocazione funeraria a nord-est, con le due tholoi e la Tomba del Sarcofago Dipinto.

A sx: la chiesa veneziana sull’antico Piazzale dei Sacelli; a dx: data la complessità, la visita è iniziata con una analisi della pianta archeologica che mette in evidenza le varie fasi

Accedendo all’area archeologica spicca subito la piccola chiesa veneziana di Haghios Gheorghios (nota anche come della SS. Trinità). Questa sorge sul Piazzale dei Sacelli, un’area in realtà già importantissima ben prima del santuario tardo, poco sopra citato. Un grande deposito votivo, databile agli inizi dell’Età del Bronzo (AM I: fine IV-inizi III millennio a.C.), sembra essere infatti il risultato di un probabile accumulo dei resti di un rito di fondazione che prevedeva un banchetto. Oltre alle ossa di animali, lame di ossidiana e anche alcune ceramiche – soprattutto da cibo e bevande – furono ritrovati alcuni resti di modellini di abitazioni (Todaro 2003). Il basso tumulo così ottenuto fu protetto da successive costruzioni, nonché sottolineato visivamente, da un muro perimetrale che verosimilmente doveva quindi avere anche la funzione di preservarne la memoria.

Gli abitanti di Haghia Triada, in altre parole, decisero di rispettare I’area dell’accumulo che, pur trovandosi in una zona molto centrale dell’insediamento, rimase libera da costruzioni persino nel periodo di massima espansione del sito.

Todaro 2003

Piazzale dei Sacelli Haghia Triada
Piazzale dei Sacelli Haghia Triada.
Foto da wikimedia Olaf Tausch.

Le più interessanti attestazioni dei successivi periodi del Prepalaziale e del Protopalaziale (fino al 1700/1600 a.C. ca.) provengono soprattutto dalla necropoli: la Tholos A e la Tholos B (quest’ultima fondata più tardi, come la Tholos A di Kamilari che verrà brevemente descritta dopo), purtroppo entrambe oggi non accessibili.

La nostra visita prosegue quindi direttamente verso la cd. Villa, costruita come accennato poco sopra, alla fine del MM IIIB (1600 a.C. ca.) quando Festòs era in stallo. Questo complesso “with significant spaces reserved for storage and residential and sacred areas” (La Rosa 2010a) presenta molti elementi tipici dell’architettura palatina neopalaziale (diffusa verosimilmente da Cnosso), come le decorazioni figurate ad affresco ed i polythyra (diaframmi lignei articolati in una serie di aperture modulabili lungo una parete, riconoscibili archeologicamente dalle basi in pietra a forma di T dei pilastri) ma mancano le facciate articolate in sporgenze e il cortile centrale. Lo sviluppo a L della struttura è decisamente peculiare, anche se sembra essere cruciale l’aspetto geomorfologico dell’area.

Villa di Haghia Triada
Villa neopalaziale di Haghia Triada.
Foto da wikimedia Olaf Tausch.

Il percorso di visita, partendo da sud-ovest, costeggia il settore settentrionale della Villa fino ad arrivare al lato est. Uno dei primi ambienti dei cd. Quartieri Signorili che incontriamo è una sala a polythyron caratterizzata dalle banchine che corrono su tre pareti. La ricercatezza dei materiali impiegati, sia per il pavimento che per il rivestimento dei muri, fa intuire il pregio di questa costruzione.

A sx la classica evidenza archeologica dei polythyron; a dx una delle sale a banchina dei Quartieri Signorili

Proseguendo incontriamo magazzini e altri ambienti di rappresentanza dove, ancora una volta, ricorre in maniera costante l’impego dei polythyra e dei materiali ricercati. L’importanza di Haghia Triada durante questo periodo (Neopalaziale) appare evidente anche dal rinvenimento di importantissimi reperti in pietra (come i vasi decorati LEGGI >), i lingotti di rame “a pelle di bue” e i documenti in Lineare A. Al contrario di Festòs infatti, “the most consistent archive in Linear A tablets ever found in the Aegean was in fact retrieved from the Villa (and from a house in the village)” (La Rosa 2010a).

Haghia Triada Quartiere Signorile
Quartiere Signorile Orientale
Ambienti del Quartiere Signorile Orientale

A sx base di colonna in serpentino; a dx pithoi dai magazzini della Villa

I famosi vasi in pietra da Haghia Triada: il Vaso dei Mietitori, la Coppa del Capitano e il Vaso dei Pugili

Un altro indizio dell’importanza di Haghia Triada, soprattutto rispetto a Festòs (anche confrontando la Villa con il secondo palazzo), è la presenza di grandi affreschi figurati, come da “tradizione” cnossia (vedi Militello 1998). Nel cd. hieron della Villa (Room 14) – un piccolo vano verosimilmente a destinazione religiosa – un ciclo di affreschi, purtroppo noto da frammenti, decorava tre pareti: a nord era raffigurata una donna inginocchiata (l’Adorante) in un ambiente con crochi e gigli; a est un’altra figura femminile, riccamente abbigliata e ingioiellata (la Dea), che sembra forse danzare di fronte ad una sorta di costruzione lignea; infine a sud uno straordinario – seppure con molti altri confronti nella produzione minoica – paesaggio naturale popolato da (verosimili) agrimi – la capra selvatica cretese – e da altri animali. È da quest’ultima scena che proviene il famoso frammento di affresco con il gatto che sta per catturare una (probabile) pernice. L’incredibile freschezza del tratto del maestro che l’ha dipinto si palesa nel cogliere e nel trasmettere tutta la tensione e la suspense dell’attimo prima dell’agguato. Il tema della caccia del felino, che comprende sia il gatto che altri animali più feroci come il leone, è ben attestata in tutta la produzione artistica egea non solo sugli affreschi, basti pensare ad esempio i pugnali ageminati, ma anche notoriamente in Egitto (per approfondimenti: Militello 2000).

Gatto Haghia Triada
Frammento di affresco dalla Villa di Haghia Triada
A sx pugnale ageminato dalla Tomba V del Circolo A di Micene; a dx dettaglio delle pitture egizie della tomba di Nebamun

Durante il periodo Neopalaziale, oltre alla Villa, sono da segnalare altri complessi e installazioni importanti come, ad esempio, la vicina Casa Est (anch’essa con moduli architettonici di pregio) e, spostandosi verso l’insediamento, il Bastione, e poi ancora più a nord la Casa del Lebete (che ha restituito, come già accennato, documentazione in Lineare A), e il complicato Complesso della Mazza di Breccia con la Tomba degli Ori che verrà descritta oltre. Anche il grande forno a canali, uno dei più grandi mai rinvenuti a Creta per l’Età del Bronzo, che a dir la verità abbiamo incontrato all’inizio del nostro percorso subito dopo la biglietteria, è pertinente a questo periodo e testimonia quindi la vocazione anche produttiva di Haghia Triada.

La Villa fu distrutta, come la maggior parte degli altri centri monumentali cretesi, con la fine dell’Età Neopalaziale (1450 a.C. ca. per la cronologia tradizionale). Nel periodo successivo alla frequentazione micenea di Creta, nel corso del TM IIIA (XIV sec. a.C. ca.), Haghia Triada “apparently maintained its role as a center of power over the surrounding territory at the expense of Phaistos” (La Rosa 2010a). Il centro, ora al suo apice, è oggetto infatti di una grande fase di ristrutturazione profondamente monumentale, e viene da chiedersi quale sia il rapporto di questa fase espansiva con la progressiva crisi di Cnosso, il cui secondo palazzo verrà distrutto attorno al 1370/60 a.C. ca.

Magazzini Nord Haghia Triada
Evidenze di bruciatura nei magazzini settentrionali

Sopra le rovine della Villa neopalaziale di Haghia Triada viene costruito il grande Megaron ABCD, una struttura che, come lascia intuire il nome, guarda verosimilmente ai modelli architettonici della Grecia continentale “in which influences of a clear Mycenaean type are mixed with elements of continuity of Minoan tradition” (La Rosa 2010a). Oltre al Megaron, anche la Stoà FG si apriva verso il Piazzale dei Sacelli che ha restituito alcune basi in pietra che dovevano sorreggere delle doppie asce, come sembra attestato dal Sarcofago di Haghia Triada e dai rinvenimenti simili di Tylissos. L’area aperta doveva quindi essere forse la sede di rituali legati alla sfera del sacro.

Il Megaron sulla Villa
Il Megaron che si impone sulla Villa
Megaron Haghia Triada
Il Megaron che si impone sulla Villa

Coerentemente con questa interpretazione, dall’altro lato del piazzale viene edificato il Sacello H, un piccolo edificio composto da due soli vani e, come suggerisce il nome, a verosimile destinazione religiosa. L’ambiente più interno, accessibile, ancora una volta, da un polythyron (un altro esempio di continuità della tradizione neopalaziale precedente), oltre ad una banchina doveva ospitare una sorta di trono. Il pavimento era riccamente decorato con una scena marina che raffigurava in particolare delfini e polipi (Militello 1998; Cucuzza 2011). È verosimile quindi che il Megaron, la Stoà, il Sacello e lo stesso Piazzale fossero parte di un unico sistema cerimoniale.

A sx le basi che dovevano reggere le doppie asce; a dx il Sacello H (da Militello 1998)

Poco tempo dopo, la parte settentrionale di Haghia Triada – quella a vocazione più spiccatamente insediativa – viene interessata da due fasi di profonda riorganizzazione, che portarono all’assetto che oggi è più facilmente visibile. Attraverso il monumentale ingresso a propylon che fiancheggia il bastione con la grande scalinata, siamo infatti accompagnati nella visita verso la cd. Agorà, un grande piazzale che è chiuso a sud-est dalla cd. Stoà, un lungo edificio composto da otto vani uguali (verosimilmente dei magazzini) che si aprivano su un portico caratterizzato dall’alternanza di pilastri e colonne, come ancora è possibile intuire dai basamenti in pietra.

Il propylon di Accesso alla Agorà-Stoà
Il propylon di accesso alla Agorà-Stoà
Bastione Haghia Triada
Bastione Haghia Triada visto dall’Agorà.
Foto da wikimedia Olaf Tausch.
Agorà e Stoà di Haghia Triada
L’Agorà e la Stoà con i basamenti di pilastri e colonne alternati

Per far spazio alla grande Agorà, fu tagliato e coperto un precedente edificio, probabilmente anch’esso un magazzino, chiamato Casa delle Camere Decapitate. A sud-ovest invece è possibile vedere i resti della Casa dei Vani Aggiunti Progressivamente (nome parlante) dalla quale forse provengono un’altra serie di affreschi che rappresentano una scena di processione che coinvolge il trasporto di offerte, musici e animali destinati al sacrificio. Composizione e stile richiamano chiaramente le pitture del sarcofago di Haghia Triada (descritto qui >) che, non a caso, è pertinente allo stesso arco cronologico, ossia al TM IIIA2 iniziale (1375 a.C. ca.).

Dettaglio di affresco da Haghia Triada
Dettaglio di affresco da Haghia Triada, forse dalla Casa VAP
Sarcofago di Haghia Triada
Il Sarcofago di Haghia Triada al Museo di Heraklion.
Foto da wikimedia C messier.
Dettagli del sarcofago dipinto di Haghia Triada

Il Sarcofago di Haghia Triada è stato ritrovato in una struttura poco più a nord del villaggio, tra la Tholos B e il Complesso della Mazza di Breccia. Non è solo il sarcofago dipinto ad essere straordinario, ma anche la sua omonima tomba che non sembra trovare riscontri puntuali in altre parti dell’isola. Parzialmente ipogeica e a pianta sostanzialmente quadrata, è caratterizzata da una possente muratura (circa 1 metro!), piuttosto inspiegabile viste le sue modeste dimensioni, e da un breve dromos. Oltre al famoso sarcofago dipinto, ritrovato rovesciato, la tomba conteneva anche una larnax in terracotta in una fossa, ma pochissimi corredi.

È possibile che colui che fu sepolto qui fosse in qualche modo coinvolto – se non responsabile – dell’intenso programma edilizio (o almeno di una sua prima fase) poco sopra descritto. Tra gli oggetti ritrovati in deposizione secondaria (cioè non pertinenti all’originale sepoltura) nella vicinissima Tomba degli Ori, è da evidenziare uno scarabeo ovoide con il cartiglio di Tiyi, la moglie del faraone Amenofi III noto anche per la cd. Lista Egea scolpita nel suo tempio funerario in Egitto. Si tratta di un elenco di toponimi del bacino dell’Egeo – forse le tappe di un viaggio diplomatico – tra i quali viene probabilmente annoverato anche il comprensorio di Festòs-Haghia Triada (in Lineare B: Pa-i-to ?). Altri reperti che riportano il cartiglio del faraone o quello della moglie sono stati rinvenuti, ad esempio, a Micene. Diverse sono le interpretazioni sul rapporto tra il crollo di Cnosso, il defunto all’interno del sarcofago dipinto e le fasi di sistemazione e monumentalizzazione di Haghia Triada durante il TM IIIA, per un primo approfondimento: La Rosa 2000.

Scarabeo ovoide di Tiyi
Scarabeo ovoide di Tiyi dalla Tomba degli Ori di Haghia Triada.
Foto da La Rosa 2000.

Tholos A di Kamilari

Un bellissimo fuoriprogramma è stata la visita alla Tholos A di Kamilari, un sito oggetto di una prossima pubblicazione proprio dei nostri professori Luca Girella e Ilaria Caloi. La documentazione ed i risultati delle prime indagini archeologiche degli anni ’50 sono infatti stati rivisti alla luce di nuovi studi e interpretazioni. Anche in questo caso consiglio la visione del seminario-documentario della SAIA, inerente proprio alle tre tholoi di Kamilari.

Tholos di Kamilari
I vani che precedono l’ingresso alla Tholos A

La Tholos A di Kamilari, malgrado la sua costruzione risalga ad un periodo relativamente tardo rispetto alla tradizione prepalaziale di questo tipo di tombe nella Messarà (MM IB, in concomitanza con la costruzione dei primi palazzi ed il consolidamento di Festòs), ha una lunghissima storia di utilizzo di circa 500 anni. Risulta straordinariamente importante che questa tomba collettiva continuasse ad essere utilizzata anche quando la documentazione funeraria dal resto di Creta è praticamente silente.

La camera principale della Tholos A di Kamilari

Davide-Giulio Aquini
Ultimo aggiornamento: 01 febbraio 2021


Consigli di lettura

  • Centro di Archeologia Cretese, Università di Catania
    www.cac.unict.it/node/33
  • Cucuzza, N. 2011, Acqua e vani di culto a Creta nel TM III, in F.M. Carinci e V. La Rosa (eds.), Krītīs Minōidos: tradizione e identità minoica tra produzione artigianale, pratiche cerimoniali e memoria del passato: studi offerti a Vincenzo La Rosa per il suo 70. compleanno, Padova, pp. 373-382.
  • La Rosa, V. 2000, To whom did the Queen Tiyi Scarab Found at Haghia Triada Belong?, in A. Karetsou, Κρήτη – Αίγυπτος. Πολιτισμικοί δεσμοί τριών χιλιετιών, Atene, pp. 86-92.
  • La Rosa, V. 2010a, Ayia Triada, in E.H. Cline (ed.), The Oxford Handbook of the Bronze Age Aegean, Oxford, pp. 495-508.
  • La Rosa, V. 2010b, Phaistos, in E.H. Cline (ed.), The Oxford Handbook of the Bronze Age Aegean, Oxford, pp. 582-595.
  • Militello, P. 1998, Gli affreschi: Haghia Triada I. Monografie Scuola Archeologica Italiana di Atene 9, Padova.
  • Militello, P. 2000, Nilotic Models and Local Rielaboration: the Haghia Triada Example, in A. Karetsou, Κρήτη – Αίγυπτος. Πολιτισμικοί δεσμοί τριών χιλιετιών, Atene, pp. 78-85.
  • Todaro, S. 2003, Il deposito AM I del Piazzale dei Sacelli ad Haghia Triada: I modellini architettonici, Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle missioni italiane in Oriente, Vol LXXXI, Serie III, 3 – Tomo II, pp. 547-572.