Complice l’annullamento del mio volo di rientro – che peccato! – sono costretto a prolungare la mia permanenza a Creta di qualche giorno dopo le utilissime settimane trascorse a Festòs (grazie professore). In sella alla mia consueta utilitaria a noleggio, mi muovo in direzione Est, sulla strada che collega Gournià a Sitia. Uno dei primi siti che voglio visitare è la cd. Casa Ovale di Chamezi (Χαμέζι). Il complesso è incastonato, quasi fosse una gemma, sul picco di una collina piuttosto alta e acuminata che, non a caso, è nota come Σουβλωτό Μουρί: “collina appuntita”.

Souvloto Mouri Siteia
Il sito archeologico di Chamezi sulla cima della collina (Souvloto Mouri)

Per raggiungerlo occorre affrontare una passeggiata, piuttosto lunga ma agile, che offre dei panorami meravigliosi. È soprattutto “stupefacente” come la vista muti: il paesaggio si apre infatti improvvisamente e inaspettatamente verso il mare appena svolta il sentiero. Una volta entrati nell’area archeologica – ammesso che il vento non vi abbia già spazzati via – sembra quasi di essere in cima al mondo e di dominare tutta la vallata. Non a caso Lenuzza, della quale vi consiglio vivamente la lettura, parla di “commading view” (Lenuzza 2011, p. 59). Potenzialmente molto interessante, come verrà descritto oltre, è l’intervisibilità tra la Casa Ovale e la pressoché coeva (almeno nella sua ultima fase) struttura presso Aghia Fotià (Koufota).

Il sito, indagato agli inizi del Novecento da Xanthoudides (Xanthoudides 1906) e negli anni Settanta da Davaras (Davaras 1972), è composto da una imponente e compatta struttura caratterizzata da una peculiare forma ellittica che, associata ai reperti in essa rinvenuti, sembra non trovare riscontri puntuali nel panorama cretese (di Aghia Fotià parlerò oltre). La muratura esterna, caratterizzata dal notevole spessore e dalla presenza di una o due aperture, conferisce all’edificio un aspetto fortificato, ulteriormente enfatizzato dalla posizione dominante sopra descritta.

I resti attualmente più visibili, pertinenti all’ultima fase architettonica (IV) datata al Medio Bronzo (MM IA o leggermente più tarda, e in uso fino al MM II = XX – XVIII sec. a.C. ca.), sono costituiti da una serie di vani (circa 10/11), disposti irregolarmente a raggiera attorno a un ambiente centrale interpretabile come una piccola corte pavimentata, equipaggiata di una cisterna circolare. Alcuni tratti delle murature delle tre fasi precedenti sono ancora chiaramente visibili, e vengono associate ad un orizzonte cronologico della fine del Bronzo Antico (AM III) (Davaras 1992; McEnroe 2010, p. 34. Per una rianalisi cronologica dei reperti ceramici vedi Lenuzza 2011, p.68).

Casa Ovale di Chamezi
La cd. Casa Ovale vista verso sud-ovest. In fondo è visibile l’ingresso all’area archeologica

La cd. Casa Ovale appare quindi essere solo l’ultimo di una serie di edifici costruiti sulla cima della collina, e soprattutto, la sua particolare forma ellittica sembra essere già stata sperimentata nelle fasi più antiche: basta osservare, ad esempio, come la muratura nord-occidentale ricalca sostanzialmente le preesistenze. La sua conformazione rappresenta quindi verosimilmente una scelta deliberata ben specifica, non dettata – come era stato proposto – dalla morfologia del terreno o dal poco spazio disponibile: come appare evidente era del tutto possibile installare un edificio, anche di dimensioni maggiori, a pianta rettangolare o simile (Davaras 1972, p. 285).

Malgrado l’aspetto fortificato, come sottolinea Davaras, la struttura sembra essere dotata di due ingressi (di opinione diversa è Nowicki 2011, p. 355): il più ampio si apre a sud-est; mentre il secondo, più piccolo e forse secondario, a nord-ovest.

Il primo – anticipato da due brevi prolungamenti della muratura, che dovevano verosimilmente inquadrare ed enfatizzare, anche visivamente, l’entrata (una sorta di bastione? Nowicki enfatizza le somiglianze con Panormos, Naxos: Nowicki 2011, p. 355) – sembra dare accesso diretto soprattutto al settore orientale dell’edificio e, indirettamente attraverso la corte centrale, anche al settore occidentale.

Il secondo ingresso immette direttamente nel grande vano 11, ma poteva anche essere funzionale al più ampio e articolato settore occidentale. È tuttavia da tenere in considerazione la possibile esistenza di un secondo piano, che poteva dare accesso ad alcuni ambienti che non sembrano diversamente accessibili (Lenuzza 2011, p. 65; Nowicki 2011, p. 355).

Ingresso principale della Casa Ovale
L’ingresso principale (sud-orientale) alla Casa Ovale

L’installazione più appariscente del complesso è certamente la grande cisterna circolare costruita sulla piccola corte centrale pavimentata. La struttura, solo a prima vista un pozzo, è ricavata tagliando in profondità il banco roccioso, ma senza raggiungere alcuna falda. Solo la parte più alta è coronata con un alcuni corsi di lastre litiche disposte ad anello. Come sottolinea Davaras l’installazione doveva essere pertanto funzionale alla raccolta dell’acqua; interpretazione corroborata anche dalla presenza di un “troppopieno”: un canale di scolo (che corre al di sotto del Vano 7) per impedire che la cisterna debordasse (Davaras 1972, pp. 287-288). Per approfondimenti: Mackenzie 1907/08, pp. 417-422.

Chamezi cisterna
La cisterna verso la piccola corte lastricata

Casa, fortezza o santuario?

The Chamaizi building was defensive by nature of its construction, its location, and its restricted access […]

Nowicki 2011, p. 354

Sin dalla sua scoperta, la cd. Casa Ovale di Chamezi ha suscitato un vivace dibattito accademico sulla sua funzione. Oltre alla sua peculiare conformazione, i reperti in essa rinvenuti appaiono piuttosto eterogenei. Se la presenza di pithoi da stoccaggio (di cui un frammento appare inscritto), pesi da telaio, lampade e altri utensili suggeriscono un utilizzo principalmente domestico dell’edificio, non avulso dallo sfruttamento delle risorse primarie circostanti, più complesso è inquadrare quello delle figurine antropomorfe fittili (rinvenute al di fuori dell’edificio, in prossimità del Vano 4), della tavola da offerte e dei vasi in pietra.

Anche i peculiari contenitori in ceramica miniaturistici con decorazione incisa, chiamati per l’appunto Chamaizi Pots perché qui rinvenuti per la prima volta, appaiono forse destinati ad una funzione più prestigiosa e non estranea a contesti cerimoniali, forse per contenere unguenti (per un approfondimento con bibliografia suggerisco Montecchi 2020, pp.53-54).

Sulla base, soprattutto, degli elementi descritti sopra, Platon (negli anni Cinquanta, prima delle altre scoperte di Davaras) ha avanzato l’ipotesi che la struttura fosse in realtà un santuario delle vette: le statuine sono infatti del tutto equiparabili a quelle generalmente rinvenute nei contesti sacri d’altura. La cisterna, stando a questa ipotesi, non sarebbe altro che un bothros, una sorta di buca di scarico sacra (Platon 1951). Malgrado questa interpretazione sia stata sostanzialmente contestata, qualche anno fa Blomberg e Henriksson – sulla base dei risultati di analisi archeoastronomiche e sull’intervisibilità tra siti – hanno riproposto di rubricare la Casa Ovale tra i santuari delle vette (Blomberg, Henriksson 2007).

L’ipotesi ad oggi più accreditata, ben illustrata e argomentata da Lenuzza, è quella di una struttura a carattere principalmente domestico, dove coerentemente venivano anche svolte attività di stoccaggio dei beni ricavati dallo sfruttamento delle risorse primarie circostanti, e di produzione su scala ridotta. Le statuine e gli altri oggetti / installazioni di carattere religioso (tutto sommato non numerosi) possono essere motivati dalla presenza di un piccolo sacello. Il carattere chiuso – in qualche modo protetto e difeso (quasi autosufficiente) – della casa, sembra indicare che i suoi abitanti dovevano quindi essere in grado di poter gestire, stoccare e controllare un quantitativo, seppur limitato, di risorse (Lenuzza 2011, p. 69).

Vano 15 Casa Ovale
Il Vano 15, verosimilmente adibito a magazzino. Da qui provengono infatti numerosi frammenti di pithoi.

Chamezi, Aghia Fotià, Petras

The walls constitute the strongest indication for restlessness. Either they were in fact quite necessary due to open conflict, or they contributed by discouraging confrontation.

Tsipopoulou 1999, p. 180.

La Casa Ovale di Chamezi sembra possa essere l’esito locale (McEnroe 2010, p. 34; Τsipopoulou 1999) di un complesso di fenomeni che coinvolgono l’area di Sitia e, più in generale, Creta all’inizio del Medio Bronzo (Lenuzza 2011, p. 69; Nowicki 1999, p. 354). Il periodo di destabilizzazione che precede la sua ultima fase architettonica potrebbe aver spinto un piccolo gruppo, evidentemente in grado di mobilitare un certo quantitativo di risorse, a dotarsi di un edificio (quello oggi più visibile) in grado di garantire un adeguato livello di protezione (Lenuzza 2011, p. 69). Motivazioni molto simili potrebbero aver innescato anche la costruzione del cd. forte di Aghia Fotià (Koufota) e di una struttura “analoga” a Petras (Τsipopoulou 1999).

Il cd. forte di Aghia Fotià (Koufota)

È interessante notare che sia la Casa Ovale di Chamezi che il cd. forte di Aghia Fotià vengono dismessi contemporaneamente nel MM II (A) (XVIII sec. a.C, ca.), lo stesso orizzonte cronologico nel quale il vicino centro di Petras sembra progressivamente assumere il controllo della regione, verosimilmente a discapito delle precedenti forme di organizzazione.

[…] it is possible to hypothesize that Chamaizi and Ayia Photia were two small, independent centers where power and resources were concentrated before the rise of the Palace at Petras.

Lenuzza 2011, p. 70.

Finita la visita mi preparo a scendere e a dirigermi verso la costa. Qui ho in programma di vedere (per l’appunto) Aghia Fotià e il museo archeologico di Sitia, dove sono conservati – tra gli altri – il famoso kouros crisoelefantino di Palekastro e la pisside eburnea da Mochlos.


Letture consigliate

  • Blomberg, M., Henriksson, G. 2007, The Function of the Minoan oval house at Chamaizi, in E. Pásztor (ed.), Archaeoastronomy in Archaeology and Ethnography. Papers from the annual meeting os SEAC (European Society for Astronomy in Culture) held in Kecskemét in Hungary in 2004 (BAR-IS 1647), Oxford, pp. 15-18.
  • Davaras, C. 1972, The Oval House at Chamaizi Reconsidered, AAA, 5, pp. 283-288.
  • Davaras, C. 1992, Chamaizi, in J.W. Myers, E.E. Myers, G. Cadogan (eds), The Aerial Atlas of Ancient Crete, Los Angeles.
  • Lenuzza, V. 2011, “The Whole is a Freak”: A Reassessment of the Spatial Organization of the Oval House at Chamaizi, Siteia, in Glowacki K.T. e Vogeikoff-Brogan N. (eds), ΣΤΕΓΑ. The Archaeology of Houses and Households in Ancient Crete (Hesperia Supplements 44), Princeton, pp. 59-70.
  • Mackenzie, D. 1907/08, Cretan Palaces and the Aegean Civilization. IV, BSA, 14.
  • McEnroe, J.C. 2010, Architecture of Minoan Crete. Constructing Identity in the Aegean Bronze Age, Austin.
  • Montecchi, B. 2020, Distribution and Functions of Minoan Inscribed Clay Vessels and the Consequences for the Question of Literacy in the Bronze Age Aegean, SMEA NS, 6 (2020), pp. 49-66.
  • Nowicki, K. 2011, When the House Becomes a Fortress, in Glowacki K.T. e Vogeikoff-Brogan N. (eds), ΣΤΕΓΑ. The Archaeology of Houses and Households in Ancient Crete (Hesperia Supplements 44), Princeton, pp. 349-365.
  • Platon, N. 1951, Το ιερόν Μαζά (Καλού Χωριού Πεδιάδος) και τα μινωικά ιερά κορυφής, KretChron, 5, pp. 96-160.
  • Τsipopoulou, Μ. 1999, From Local Centre to Palace: The Role of Fortification in the Economic Transformation of the Siteia Bay Area, East Crete, in Laffineur, R. (ed.), POLEMOS. Le contexte guerrier en Égée à l’âge du Bronze. Actes de la 7e Rencontre égéenne internationale, Université de Liège, 14-17 avril 1998 (Aegaeum 11), pp. 179-190.
  • Van Effenterre, H. Van Effenterre, M. 1976, Fouilles exécutées à Mallia. Exploration des maisons et quartiers d’habitation (1956-1960). Quatrième fascicule (ÉtCrét 22), Parigi.
  • Xanthoudides, S.A. 1906, Ἐκ Κρήτης. Προιστορική Οικία εις Χαμαίζι Σητείας, ArchEph, 1906, pp. 117-156.