Ho la fortuna di tornare a Creta per un convegno (grazie professore) e approfitto del mio inevitabile scalo nella capitale greca per regalarmi un pernottamento ad Atene. Tra le infinite meraviglie, ho deciso di tornare all’agorà, un sito nel quale mi ero già recato a fine primavera – durante il mio (breve) precedente tour in Grecia – senza, devo ammettere, capirci moltissimo malgrado le memorie del corso universitario di archeologia greca. Arrendendomi e consolandomi con l’ennesimo frappè al caffè, a giugno decisi quindi di rimandare la visita dopo una maggiore preparazione. Il sito infatti è complesso per svariati motivi, in particolare i continui rimaneggiamenti nel corso dei secoli e, in molti casi, gli scarsi resti visibili.

Agorà di Atene

Malgrado l’agorà sia una visita “difficile”, che richiede uno sforzo notevole all’ospite, è comunque sufficiente avere un minimo di sensibilità e intelligenza per venire rapiti e quantomeno percepire la sua importanza ed il suo fascino. Io sono stato particolarmente fortunato, all’apertura dei cancelli una leggera foschia avvolgeva l’intera area rendendo lo scenario, devo ammetterlo, davvero commovente. Durante il tour sono guidato da due libri: The Athenian Agora di Camp e il fidatissimo Grecia di Torelli e Mavrojannis.

Ovviamente in questo post non posso pretendere di essere esaustivo – non ne avrei nemmeno le capacità – e mi limiterò pertanto solo a tratteggiare alcuni monumenti/resti specifici. Tuttavia è doveroso ricordare che l’agorà è situata, non a caso, in una posizione cruciale per la città, lungo la via Panatenaica che dal Dìpylon conduceva fino all’acropoli. L’area ha restituito evidenze di frequentazione sin dal Neolitico, ma è solo con lo sviluppo della polis durante il VI sec. a.C. che qui si concentrarono spazi ed edifici legati alle esigenze della vita politica, civile e religiosa (diverse, ma non estranee, da quelle concretizzate nell’acropoli naturalmente). Con il passare dei secoli, ed il mutare del contesto storico – nonché dello stesso “senso civico” e del ruolo di Atene – l’agorà subì innumerevoli rimaneggiamenti che ne alterarono profondamente l’assetto e le funzioni, basti pensare agli interventi ellenistici e di epoca romana.

Ephaisteion (Theseion)

Tempio di Efesto

Sulla piccola collina che sovrasta l’entrata dell’agorà sorge il tempio di Efesto (seconda metà V sec. a.C.) al quale era verosimilmente associato anche il culto di Atena. Il legame con con le arti e i mestieri sembra trovare riscontro con il contesto: nei dintorni infatti dovevano essere presenti botteghe per la lavorazione dei metalli. L’impianto generale ricorda il Partenone: colonne doriche e trabeazione con triglifi e metope per gli esterni, fregi ionici per il pronao e l’opistodomo. Le metope del frontone est ritraggono le fatiche di Eracle, mentre quelle del lato nord e sud mostrano le fatiche del campione ateniese Teseo (da qui il nome Theseion).

Anche i due fregi ionici riportano le imprese di Teseo: quello a est che decora il pronao ritrae l’eroe che combatte contro i rivali figli di Pallante; quello ad ovest sull’opistodomo mostra una centauromachia dove al centro si nota Teseo mentre è impegnato ad aiutare Cenis.

Teseo centauromachia
Centauromachia con Teseo e Cenis

Attorno al VII sec. d.C. il tempio fu convertito a chiesa ed intitolato a San Giorgio. Sono interessanti da notare le tracce delle aperture delle porte secondarie lungo i due lati maggiori, nonché dell’abside eretta sul lato est.

Metroon e Bouleuterion

Bouleuterion

Ai piedi dell’Ephaisteion, sulla sinistra guardando la facciata est del tempio, sorge un complesso di edifici che comprende il nuovo ed il vecchio Bouleuterion e il Metroon. L’accesso al nuovo Bouleuterion (fine V. sec. a.C.), l’edificio che ospitava il consiglio dei 500 (boulé) della polis, avveniva attraverso un passaggio coperto del quale sono oggi visibili le fondazioni. Anche dell’edificio consiliare rimangono purtroppo scarsi resti, e l’area non è accessibile al pubblico, ma la struttura doveva prevedere un auditorium semicircolare con una installazione a gradoni prima realizzata verosimilmente in legno e poi in marmo, come sembrano suggerire i frammenti marmorei curvi.

Il Metroon (II sec. a.C.) è costituito da quattro ambienti contigui preceduti da un comune portico. Il secondo ambiente è verosimilmente il santuario della Madre degli Dei (Meter Theon), mentre i restanti dovevano essere degli archivi e, forse, una sala da lettura che si apriva su un cortile. Dagli scavi archeologici sono emerse le tracce di una precedente struttura architettonica che potrebbe essere pertinente al vecchio Bouleuterion (500 a.C. ca.).

Stoà di Zeus Eleutherios, Stoà Basileios e Stoà Poikile

Stoà di Zeus Eleutherios
Stoà di Zeus Eleutherios

Anche della Stoà di Zeus Eleutherios (V sec. a.C.) non rimangono che poche evidenze, ma è comunque possibile apprezzarne l’articolazione: un corpo centrale porticato, con un doppio colonnato (dorico all’esterno e ionico all’interno) fiancheggiato da due ali aggettanti sovrastate da un timpano e coronate da una nike, un modello che verrà ripreso anche in altri centri greci. L’edificio fu eretto a memoria della vittoria sui Persiani e dedicato, con una statua ricordata da Pausania, a Zeus portatore di libertà.

Nike dalla stoà di Zeus Eleutherios
Nike dalla stoà di Zeus Eleutherios

Oltre al muro che separa dalla linea della ferrovia è possibile vedere i resti della Stoà Basileios e della Stoà Poikile (basta affacciarsi da Odos Adrianou).

La prima era la sede dell’arconte-re, una delle massime cariche magistratuali di Atene con mansioni amministrative, giudiziarie e religiose, nonché sede del Concilio dell’Areopago. Secondo le fonti, qui erano erette le stele con le antiche leggi di Dracone e Solone, poi ammodernate durante il V sec. a.C., verosimilmente alloggiate tra gli intercolumni delle ali laterali, aggiunte in epoca più tarda. Durante gli scavi è emersa una statua databile alla seconda metà del IV sec. a.C. verosimilmente ritraente Temi (la personificazione della legge) e la pietra grezza dove i magistrati prendevano giuramento.

Consiglio la visione di questo bellissimo video-documentario della American School of Classical Studies at Athens, con protagonista John Camp (lo storico direttore degli scavi americani all’agorà).

La Stoà Poikile (prima metà V sec. a.C.) chiudeva a nord l’agorà fungendo quasi da quinta a chi scendeva dall’acropoli percorrendo la via Panatenaica. Il suo nome, come appare evidente anche dalla descrizione di Pausania, è dovuto alla presenza di grandi pannelli (sanides) dipinti da alcuni dei più noti artisti greci come Polignoto di Taso e Micone di Atene con scene mitologiche e storiche di vittoria militare. La celebrazione dei trionfi ateniesi era rafforzata anche dall’esibizione di cimeli di guerra, come gli scudi spartani esplicitamente (grazie alla dedica inscritta) risalenti alla battaglia di Sfacteria del 425-424 a.C.

Monumento degli eroi eponimi

Monumento degli eroi eponimi

Tornando verso il Bouleuterion, di fronte al Metroon sono visibili i resti di una lunga recinzione marmorea che circondava il basamento delle statue dei dieci eroi attici dai quali discendono le relative tribù. Nel corso della storia, agli originali eroi vennero aggiunte le rappresentazioni di altri sovrani ed imperatori, come Attalo I di Pergamo e Adriano. Dalle fonti è noto che, oltre alla funzione celebrativa, il monumento veniva utilizzato per esporre le notizie ufficiali e i pubblici avvisi ai cittadini.

Zona centrale dell’agorà

Giganti agorà di Atene

La zona centrale dell’agorà è particolarmente complessa perché interessata da un succedersi di varie fasi costruttive. La più antica è rappresentata dall’Odeion di Agrippa, ma molte evidenze oggi visibili sono pertinenti ad una struttura monumentale, verosimilmente un palazzo tardoantico in uso dal V al VI sec. d.C. I quattro alti basamenti di riuso supportano tre statue di grandi dimensioni, tra le prime opere che attirano l’attenzione entrando nell’area archeologica, una raffigurante un gigante (quella con le gambe serpentiformi) e due tritoni.

Proseguendo verso i limiti meridionali dell’agorà si incontrano la Stoà Mediana, uno dei più importanti interventi del programma edilizio del II sec. a.C., che comportò anche la costruzione della Piazza e della Stoà Meridionali, nonché della Stoà di Attalo che verrà discussa subito sotto.

Zona orientale dell’agorà

La grande stoà che chiude l’agorà verso oriente è la riproduzione (gioia e dolore), voluta negli anni Cinquanta dalla American School, dell’antica Stoà di Attalo, la cui costruzione fu patrocinata nel II sec. a.C. dall’omonimo re di Pergamo (che di impatto scenografico di certo se ne intendeva).

Agorà di Atene - Stoà di Attalo

Come è noto, il paesaggio cittadino ellenistico vede nella piazza porticata, per quanto un elemento urbanistico già ampiamente sperimentato, uno dei principali fulcri di intervento. La stoà, ora pienamente matura ed elaborata nella sua concezione architettonica, diventa quindi uno dei principali strumenti di “disegno” urbano, sia in chiave monumentale che scenografica, la cui utilità non è di certo secondaria. L’agorà di Atene, considerato il suo prestigio internazionale, attira doni (in modo simile ai grandi santuari) di facoltosi personaggi: oltre al già ricordato Attalo II, anche Tolomeo VI finanzia la costruzione di un’altra stoà che chiude a meridione l’area. L’edificio ospita oggi il Museo dell’Agorà.

Uscendo dalla Stoà di Attalo, e proseguendo per la via Panatenaica, si intravvede la strada pedonale che collegava l’antica agorà con quella romana. Aguzzando la vista (come sarebbe bello poterla percorrere però!) è ancora possibile vedere la soglia ed alcune parti del basamento dell’arco che la decoravano.

A ridosso dell’ingresso sud-est difronte alla Stoà SE, in direzione dell’Acropoli, è preservata la pavimentazione originale del II sec. d.C. della via Panatenaica, ed è curioso soffermarsi sulla colonna dove sono incisi graffiti con scene di caccia, caricature e scarabocchi.

Nota personale 1. Conclusa la visita, è tempo di perdermi tra le bancarelle di Monastiraki alla ricerca di una spilla da giacca che vorrei indossare durante la mia prossima (il 2 dicembre!) seduta di laurea. Mi piacerebbero della corna di consacrazione o una doppia ascia, vedremo!

Nota personale 2. Forse ricorderete la mia fobia per il volo (vedi il post dedicato). Ebbene, questo pomeriggio ho un aereo che mi aspetta, destinazione Chanià!


 


Consigli di lettura

  • Bejor, G. Castoldi, M. e Lambrugo, C. 2013, Arte Greca, Milano.
  • Camp, J. 2010, The Athenian Agora – Site Guide, Athens.
  • Torelli, M. e Mavrojannis, T. 1997, Grecia – Guide Archeologiche Mondadori, Milano.