Spostarsi in Grecia con l’automobile è davvero consigliabile per poter avere maggiore libertà e non essere vincolati ai ritmi dei pullman turistici. Usciti dalla caotica Atene le autostrade sono ben mantenute e le strade dell’Argolide sono uno spettacolo da percorrere. Salendo per arrivare a Micene si può godere di una magnifica vista della cittadella, che fa ben comprendere la posizione privilegiata e dominante di questo sito tra i monti Profetes Ilias e Zara.

Micene e il Profitis Ilias
La cittadella di Micene e, sullo sfondo, il Profetes Ilias

L’area archeologica è ben organizzata, la segnaletica e i pannelli permettono di orientarsi senza difficoltà e di acquisire le informazioni basilari alla comprensione del sito anche al turista. L’ingresso alla cittadella avviene dalla salita che, con una brusca svolta a destra, conduce alla famosa Porta dei Leoni. Lungo il percorso per entrare si ha decisamente l’impressione di essere incanalati tra le mura ad oriente e il bastione ad occidente e si percepisce l’impostazione difensiva della mura.

La tecnica muraria è detta ciclopica, per l’evidente mole dei massi che, secondo il mito, sarebbero stati movimentati dalle leggendarie creature. La cinta attualmente visibile è in realtà il risultato di diverse fasi di costruzione e di progressivo ampliamento. La fase più monumentale risale al XIII sec. a.C. (TE IIIB) che corrisponde proprio con la costruzione della Porta dei Leoni e i lavori di sistemazione del Circolo A.

Percorso di accesso

La Porta dei Leoni

Porta dei Leoni
L’accesso alla cittadella di Micene

Naturalmente la Porta dei Leoni è il monumento maggiormente riconoscibile di Micene, nonché il selfie-point più gettonato (ahimè pure io sono caduto in tentazione). La struttura è trilitica e sopra il possente architrave, nello spazio risparmiato di forma triangolare, è ospitato il grande rilievo che ritrae due leoni in posa araldica divisi al centro da una colonna di tipo minoico che poggia su un doppio altare assieme alle zampe anteriori dei felini. Le teste non sono pervenute, probabilmente erano di un diverso materiale visto che sono evidenti i segni dei perni che dovevano fissarle al resto del rilievo. Lo schema compositivo è attestato anche su altri manufatti, come ad esempio il sigillo in agata esposto nel vicino museo.

Una volta varcata la soglia della Porta dei Leoni inizia il percorso della Grande Rampa che costeggia a destra il Granaio (un magazzino di derrate), il Circolo A monumentalizzato e alcune strutture rilevanti, come la Casa del Vaso dei Guerrieri, dove è stato rinvenuto l’omonimo cratere ora esposto ad Atene (anche se forse non pertinente all’abitazione ma ad una tomba successiva). Poco più lontano sullo stesso lato si incontra il Cult Center, un insieme di ambienti riconducibili alla sfera religiosa vista la concentrazione notevole di votivi, banchine, altari e il complesso programma decorativo a probabile matrice cultuale visibile nel museo.

Circolo A Micene
Veduta dall’alto del Circolo A

Il Circolo A è un esempio molto affascinante dei processi di elaborazione e manifestazione della memoria collettiva. La forma che presenta oggi è in realtà frutto dei lavori di sistemazione e monumentalizzazione durante il XIII sec. a.C. accennati poco sopra, la zona sepolcrale risaliva infatti ad almeno tre secoli prima (Età delle Tombe a Fossa). Allo stato attuale l’area circolare è delimitata da una doppia fila di lastre verticali di arenaria e sono evidenti i segni degli alloggiamenti delle travi lignee che sostenevano le lastre di copertura. Oggi l’intercapedine tra i due filari sembra definire un percorso transitabile, ma in origine era riempita di terra.

Dettaglio Lastre Circolo A
Dettaglio Lastre Circolo A

Ancora più interessante è che un altro circolo, leggermente più antico (Circolo B, viene usata la seconda lettera dell’alfabeto perché scoperto dopo) fosse invece stato “dimenticato”, o più verosimilmente non oggetto di altrettanto rispetto, da venire parzialmente obliterato dalla costruzione della Tholos di Clitennestra verosimilmente nello stesso secolo della monumentalizzazione del Circolo A.

Salendo verso nord si accede ai resti del palazzo, sviluppato su più terrazze e che dominava la collina della cittadella. Purtroppo molto zone sono mal conservate, sia per cause naturali che per disturbi e costruzioni di epoche successive, come il tempio di Hera del III a.C.

L’accesso al palazzo avveniva verosimilmente da nord-ovest, attraversando un propylon che immetteva in un piccolo cortile e poi verso la grande entrata; oppure dal più tardo ingresso meridionale attraverso la Grande Scala. Appare evidente la posizione dominante della Cittadella, lo sguardo spazia sull’Argolide verso la costa.

Vista dell'Argolide

La vista dalla cittadella

Lo sguardo abbraccia fino alla costa

Il centro del palazzo era la Grande Corte sulla quale si apriva il complesso del megaron composto in modo canonico da portico, vestibolo e “sala del trono”. Tutti gli ambienti erano finemente decorati, in particolare la stanza principale, con il grande focolare rotondo circondato da quattro colonne, che era affrescata con scene di battaglia e carri (molto frammentari).

Il megaron di Micene
Affresco dal Megaron di Micene
Affresco dal megaron presso il museo di Micene

Nel settore più orientale, oltre ai Quartieri degli Artisti (probabili botteghe artigiane specializzate), è presente un altro complesso a megaron noto come la Casa delle Colonne. Queste ultime strutture, assieme alla cisterna, fanno parte di un programma di ampliamento e accentramento delle risorse, comune agli altri centri micenei, che segue ad un evento distruttivo attorno alla metà del XIII sec. a.C. (TE IIIB) e che verosimilmente rappresenta un primo indebolimento del potere palatino.

Proseguendo la visita si costeggia il lato settentrionale della cittadella, dove si apre un secondo ingresso che riprende, anche se in modo meno monumentale e con dimensioni decisamente più ridotte, la Porta dei Leoni.

Una nota personale: durante la visita un forte temporale si è abbattuto su Micene (e su di me), generando un fuggi fuggi generale. L’occasione è stata carica di pathos, avevo trovato riparo sotto un albero di fico ed avevo tutta Micene solo per me. Mi piacerebbe potervi restituire le sensazioni, i suoni sordi e ovattati nonché i profumi di erba e fico di quei momenti.


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