Il nuovo museo sorge a pochi passi dal Teatro del Dioniso, in totale continuità visiva con l’Acropoli. Il complesso, che potrebbe tranquillamente mimetizzarsi a New York come a Berlino (facendomi ricordare il concept del padiglione della Russia alla Biennale di Architettura di Venezia del 2008 LINK), nasce in prima istanza per la necessità di esibire l’enorme quantità di reperti dall’Acropoli, sia quelli precedentemente ospitati nel vecchio museo che quelli nuovi dovuti alla rimozione degli originali in tempi molto recenti.

Il progetto dell’edificio è firmato da Bernard Tschumi e Michael Photiades, gli architetti vincitori del concorso internazionale bandito nel 2000. La struttura sorge su un’importante area archeologica che ha comportato modifiche sostanziali al progetto originale. Il nuovo manufatto doveva infatti integrare e rendere fruibile il sito sottostante.

Dal punto di vista concettuale il museo si pone come obiettivo la continuità visiva di ciò che è esposto dentro con ciò che si vede fuori (un nemmeno tanto velato messaggio ai Britannici), è possibile quindi ammirare e aggirarsi tra i reperti, soprattutto quelli relativi alle decorazioni architettoniche, godendo della stessa illuminazione e di percorsi simili a quelli che si avrebbero avuti a pochi metri all’esterno, sull’Acropoli. Il vero fulcro dell’esposizione è la Galleria del Partenone al terzo piano, dove sono ospitati i fregi e le sculture architettoniche dal celeberrimo tempio. Naturalmente moltissimi pezzi sono gessi che riproducono gli originali sparsi nei vari musei e in particolare al British Museum, ma l’obiettivo primario sembra essere quello di restituire una lettura il più possibile completa del monumento.

La Galleria del Partenone al Museo dell'Acropoli

Delle tante meraviglie che raccoglie il museo vorrei qui condividere le opere esposte nella Galleria dell’Acropoli arcaica, cioè ciò che è stato ritrovato nelle colmate antecedenti all’attività edilizia di Pericle. Proprio per la loro frammentarietà e le modalità di ritrovamento, è spesso complesso attribuire statue e decorazioni a specifici edifici come il Partenone arcaico o il Tempio di Atena Poliàs.

Ciò che emerge in maniera quasi prepotente, oltre alle dimensioni monumentali dei resti, sono l’espressività drammatica dei gruppi delle bestie e l’ampio ricorso al colore e alla decorazione pittorica.

Il cd. Frontone del Barbablù è di certo uno dei più notevoli. Datato al 570-560 a.C. è caratterizzato da tre gruppi scultorei: nell’estremità a sinistra del timpano è raffigurato un massiccio Eracle mentre combatte avvinghiandosi a Tritone reso con una vivace policromia. Le fatiche dell’eroe sembrano essere il tema principale della decorazione degli edifici dell’Acropoli di questa fase, solo successivamente ad Eracle verrà coerentemente preferito il locale Teseo.

Eracle e il Tritone

Al centro invece è forse la scena più carica di espressività: due leoni che attaccano un toro ormai prossimo alla morte e dal muso contorto in quello che appare come un grido di dolore. Sono resi in maniera molto vivida anche i fiotti si sangue che escono dalle ferite inflitte dai possenti artigli dei felini.

Composizione centrale Frontone del Barbablù

Il gruppo dell’estremità di destra è quello che dà il nome all’intero frontone, si riconosce una figura marina mostruosa dal corpo serpentiforme ed alato con tre teste dalla barba dipinta di colore blu.

Barbablù

Verosimilmente dello stesso edificio, forse il Partenone arcaico, facevano parte anche la gigantesca composizione con la leonessa, stranamente dotata dell’attributo maschile della criniera, ritratta mentre sbrana un vitello, e la quadriga ad altorilievo, probabilmente inserita in una metopa dove l’auriga era dipinto.


Consigli di lettura

  • Eleftheratou, S. Pandermalis, D. Vlassopoulou, C. 2017, Acropolis Museum Guide, Athens
  • Museo archeologico nazionale di Atene
    www.theacropolismuseum.gr/en