Ieri, con grande soddisfazione, mi sono laureato in Beni Culturali presso UTIU di Roma. Posso quindi dedicare questa giornata al diletto visitando la mostra alle scuderie del Quirinale “Pompei e Santorini”, grazie al biglietto gentilmente regalatomi per l’occasione da Elena (la “mia” Lady Akrotiri). Era da alcuni mesi che avevo pianificato questa visita, devo riconoscere che la promozione sui social e la campagna affissioni a Roma sono state progettate con cura ed una apprezzabile veste grafica.

La curiosità è dovuta, oltre naturalmente alla straordinaria occasione di vedere dal vivo molti reperti del Museum of Prehistoric Thera, al capire come i curatori siano riusciti ad accostare due siti complessi come Pompei e Santorini, nonché arte moderna e contemporanea. L’operazione non è affatto semplice, ed il rischio di “scivoloni” è alto. Per capirci: articoli di presunte (e improbabili) nuove Pompei intasano testate fisiche e digitali, e non credo sia sufficiente un disastro eruttivo, o la vastità di un sito, a giustificare questi accostamenti.

Nello spazio di un post non è naturalmente possibile parlare di tutti i reperti esposti, e mi concentrerò (molto parzialmente in ottica egeocentrica) sugli affreschi da Akrotiri, l’insediamento che sorgeva sulla costa meridionale dell’isola di Thera e che è stato sigillato dalla famosa eruzione del TM IA (datazione assoluta molto dibattuta: attorno al 1510 oppure 1630 a.C. circa). La città ha una storia molto antica che risale almeno al III millennio a.C. e, nella sua fase finale prima del disastro, era caratterizzata da una economia particolarmente prospera orientata alla pesca e al commercio marittimo. Dal punto di vista delle espressioni artistiche e della cultura materiale risente molto dell’influenza minoica, ma questa appropriazione di tratti culturali “esterni” si impianta su un deciso substrato locale cicladico, e sembra quindi la conseguenza di un processo interno verosimilmente legato ad una precisa scelta dei personaggi più ricchi e influenti di Akrotiri. Per intenderci: gli affreschi di Thera non sono certo uguali a quelli di Cnosso, malgrado condividano un evidente gusto che potremmo dire “naturalistico”, una simile palette cromatica e alcune soluzioni.

Prima sala
Prima sala della mostra: “La macchina del tempo”

Superato velocemente – almeno io – il calco di un cavallo, si giunge alla prima sala “la macchina del tempo”, dove l’infografica inquadra dal punto di vista storico e cronologico i due siti antichi. Al centro, ancora una volta due calchi, ma (il diavolo è nei dettagli) uno è un’opera contemporanea di Arturo Martini. Naturalmente vengo immediatamente rapito da alcuni tra i più famosi affreschi di Akrotiri. Permettetemi solo una veloce premessa che è peraltro specificata nella agevole, e molto apprezzata, guida che mi hanno consegnato all’ingresso: è necessario ricordare i contesti dai quali provengono le decorazioni parietali. In questa sala sono accostati il notevole affresco delle Adoranti, proveniente dalla Xestè 3 – una struttura verosimilmente di carattere prevalentemente pubblico – e quello raffigurante due ikria dalla Casa Ovest, di carattere quindi prevalentemente privato.

La Xestè 3 era un grande complesso architettonico, verosimilmente di carattere comunitario, articolato in più piani e probabilmente connesso alle cerimonie di iniziazione, forse più spiccatamente femminili. Il programma decorativo era vasto e complesso, e qui in mostra non è naturalmente apprezzabile nel suo insieme (ma uno schema complessivo sarebbe stato molto di aiuto). L’affresco delle Adoranti è pertinente alla Stanza 3 (pianterreno) divisa attraverso dei polythyra in due ambienti, uno dei quali con un bacino lustrale. La scena va quindi contestualizzata in rapporto e in dialogo con l’intero ciclo e, in particolare, con l’affresco che ritrae una struttura architettonica sacra sormontata da corna di consacrazione (non in mostra). Le tre figure femminili infatti si muovono verosimilmente in direzione di questo altare/recinto sacro, e sono anch’esse inquadrabili nel contesto di un rituale.

Emergono immediatamente gli straordinari dettagli del ricco abbigliamento e dei gioielli (come la collana in cristallo di rocca), nonché la freschezza del tratto che sembra ritrarre i dettagli con immediatezza. La figura centrale è ritratta seduta su un paesaggio roccioso, ed è evidente che sia in qualche modo sofferente/preoccupata: una mano è portata al capo, mentre l’altra tocca il piede dove è presente del sangue, fluido che ricorre anche in altre scene.

L’altro affresco della sala proviene invece dalla Casa Ovest, una abitazione di carattere principalmente privato (ma altre interpretazioni sono state avanzate, tra le quali una lettura più in chiave rituale), di certo appartenente ad un personaggio di altro rango, verosimilmente legato al commercio navale. Sono qui rappresentate infatti due ikria, una sorta di baldacchini lignei decorati con pelli che venivano allestiti sulla poppa delle imbarcazioni e associati alla posizione di comando, come sembra essere suggerito da altre rappresentazioni provenienti anche dallo stesso edificio (il fregio miniaturistico con scene navali, non in mostra).

Proseguendo con il percorso attraverso le sale dedicate a Pompei e alle eruzioni, mi soffermo a descrivervi qualche opera della sala 6 dedicata alla vita quotidiana di Akrotiri, naturalmente iniziando dagli splendidi Pescatori.

Anche gli affreschi dei Giovani Pescatori decoravano la Casa Ovest, ma non erano pertinenti allo stesso ambiente decorato dagli ikria visti poco sopra. La Stanza 5 era infatti caratterizzata da un ricco apparato decorativo che rivestiva tutte le porzioni di parete libere da finestre ed altri elementi architettonici. Ai due angoli contrapposti della stanza campeggiavano queste due raffigurazioni di giovani nudi che tengono in mano fasci di pesci, apparentemente appena pescati. La particolare acconciatura sembra essere collegata all’età dei due ragazzi, e forse la scena allude a riti di passaggio, come appunto la pesca di pesci vigorosi come quelli ritratti, che i giovani maschi dovevano affrontare per poter accedere allo stadio successivo (vedi Koehl 1986; Girella 2018).

Un altro famoso elemento dell’apparato decorativo pertinente allo stesso ambiente della Casa Ovest è ospitato nella sala immediatamente successiva, dedicata agli “aspetti del rito e ai contatti con il resto del mondo”. Il fregio miniaturistico delle Stanza 5 è di difficile interpretazione anche se sembra chiaro lo svolgimento di una sorta di racconto – forse di un viaggio, di una guerra o di una celebrazione – che vede come protagonista il mare e la flotta navale di Akrotiri, della quale facevano verosimilmente parte le imbarcazioni dello stesso committente come sembrano anche suggerire gli affreschi degli ikria già visti sopra.

In mostra è presente “solo” l’affresco della parete orientale, che, a dirla tutta, sembra quasi una sorta di excursus al racconto che si articola nelle altre porzioni che ritraggono, come già detto sopra, scene legate ad un viaggio via mare. Il fregio mostra infatti un paesaggio nilotico ricco di elementi vegetali e animali, anche se la presenza di un grifo potrebbe suggerire una interpretazione fantastica o sacra della scena. La resa dei dettagli è vivace grazie all’utilizzo di colori brillanti e la resa particolarmente fresca del disegno che sembra conferire anche una sorta di movimento e dinamicità alla scena.

Dall’altro lato della sala è ospitato un altro affresco proveniente dalla stessa stanza connessa al bacino lustrale dal quale proviene anche quello delle Adoranti (Xestè 3). È interessante notare (Girella 2018) la compresenza nello stesso ambiente sia di personaggi maschili che femminili, anche se i primi sono però concentrati in uno specifico spazio separato.

La scena comprende in realtà più figure maschili oltre a quella presente in mostra che ritrae un giovane ragazzo (da notare ancora una volta l’acconciatura) che sorregge un grande bacino. Di fronte a lui infatti era in origine presente una figura maschile più matura in atto di versare un liquido da una grande hydria, verosimilmente proprio dentro il vaso del ragazzo. Anche in questo caso l’interpretazione è complessa, ma sembra legata nuovamente a riti di passaggio all’età adulta.

Non mi soffermo sulle sale successive visto che ho voluto concentrarmi solo sugli affreschi di Akrotiri, ma il percorso della visita continua alternando reperti quotidiani antichi restituiti grazie alle catastrofi, opere moderne e contemporanee.

Vorrei sottolineare un aspetto che ho davvero apprezzato: l’attenzione ai più giovani. Durante la visita due gruppi di studenti erano impegnati in attività di disegno dal vero che si alternavano ad una interessante visita guidata, inoltre, attratto da una icona a vulcano apposta in prossimità di alcune opere, ho voluto farmi accompagnare per un secondo veloce giro dall’audioguida per ragazzi. Seguendo le voci narranti (Nanò, un arguto omaggio ai Marinatos, e Lilli, come il fiore del giglio tanto diffuso nell’iconografia di Thera) si viene catapultati in un racconto che riesce a creare un interessante e per nulla scontato percorso tra le opere esposte, riuscendo ad operare una selezione piuttosto serrata. Nella sala 6 viene anche suggerita una divertente (e sicura) “caccia al tesoro” che stimola i più piccoli ad individuare in autonomia alcuni dettagli particolari sui quali poi viene sviluppata l’argomentazione, una strategia che coinvolge in modo attivo e dinamico il visitatore più giovane e quindi verosimilmente più efficace.

Le icone che segnalano il percorso delle audioguide.
Quella con il vulcano è dedicata ai più piccoli.

Tornando al quesito posto inizialmente in merito all’accostamento Santorini, Pompei, moderno e contemporaneo: è davvero complesso proporre questo dialogo, già il solo “confronto” tra i due siti antichi è molto articolato. Tuttavia ho apprezzato i (pochi) casi nei quali le opere pertinenti a diversi orizzonti cronologici venivano proposte in un accostamento simultaneo e quasi mimetico, perdendo quell’effetto di giustapposizione che ho percepito, in alcuni casi, durante lo svolgimento del percorso di visita. Forse una diversa chiave – magari più complicata per il visitatore poiché meno didascalica e non ordinata diacronicamente, ma credo più coraggiosa e ricca di spunti – poteva essere appunto quella di un approccio più da “collezione” che da “allestimento espositivo”, per far dialogare una o più opere moderne/contemporanee con i reperti antichi nella stessa sala.

Pompei e Santorini

Consigli di lettura

  • Girella, L. 2018, Paides, atleti e guerrieri. Per un’indagine sulla funzione polisemica del corpo maschile nella Creta palaziale, in M. Barbanera (ed.), Figure nel mondo antico, Perugia, pp. 67-102.
  • Koehl, R.B. 1986, The Chieftain Cup and a Minoan Rite of Passage, Journal of Hellenic Studies, CVI, pp. 99-110.