Lasciata Lerna alle spalle, mi sono diretto nuovamente verso l’entroterra per pochi kilometri, fino a raggiungere il sito archeologico di Tirinto. La conformazione geografica è molto diversa rispetto alla vicina Micene: la cittadella occupa infatti per intero una piccola collina che sorge su una ampia zona pianeggiante.
La mia curiosità verso questo sito è soprattutto perché Tirinto rappresenta uno degli esempi più interessanti di persistenza di una sorta di memoria collettiva del luogo, verosimilmente legata alla presenza di un qualche marker territoriale, probabilmente le vestigia delle stesse strutture che si sono succedute nel corso dei secoli sugli stessi luoghi.

L’area archeologica è attualmente sotto importanti lavori di restauro e forse per questo motivo sono assenti pannelli ed apparato informativo, non è quindi facile orientarsi all’interno di un sito così ricco senza una guida. Io ho fatto affidamento alle indicazioni del tanto amato manuale universitario Preistoria e protostoria egea e cipriota e sulla guida archeologica della Mondadori Grecia.

Il primo aspetto che ho percepito entrando nella cittadella, è la monumentalità della cinta muraria, realizzata con blocchi di dimensioni ancora più ciclopici di quelli di Micene.

La cittadella di Tirinto si articola in tre settori: la parte alta dove sorge la struttura palatina, quella mediana e quella bassa. L’ingresso originario avveniva attraverso una rampa che saliva quasi alla Cittadella Alta, mentre ora si accede da un varco che si apre verso la Cittadella Bassa. Da qui si procede verso il palazzo varcando una porta “gemella” a quella di Micene, anche se non è pervenuto l’architrave e la restante parte superiore.

Entrato nell’area palatina della cittadella alta, ho subito cercato i resti del Rundbau, una particolare casa a corridoio del Bronzo Antico, come quella vista a Lerna, dalla peculiare forma circolare a vani concentrici e radiali. L’aspetto a me più interessante, come accennato sopra, è che su questa struttura, molti secoli dopo, si è impiantato il Grande Megaron del palazzo miceneo. Sembra significativo che, malgrado il vasto salto temporale, due strutture così importanti si siano sviluppate una sull’altra, e c’è da aggiungere che la storia di questa area non finisce con il megaron miceneo.

Grande Megaron di Tirinto
Il Grande Megaron di Tirinto. I resti di muro al centro sono più tardi.

La questione della caduta dei palazzi micenei è particolarmente complessa per le tante possibili concause che possono aver avuto come esito finale, attorno al 1200 a.C., la scomparsa delle manifestazioni del potere palatino, come appunto i palazzi e la Lineare B. Molti altri aspetti della società sopravvivono, e Tirinto rappresenta un osservatorio favorito per questo periodo di rielaborazione e passaggio.

L’esteso abitato basso, al di fuori della cittadella, continua ad essere popolato nel XII sec. a.C. (TE IIIC) e, nello stesso periodo, sui resti dell’antico Grande Megaron si impone l’Edificio T. L’ambiente è leggermente più piccolo, ma alcune pareti sono costruite ricalcando il profilo di quelle precedenti. Ancora oggi sono chiaramente visibili le mura retrocesse di questo edificio più tardo che ricavano uno spazio più ristretto rispetto a quello originale.

Building T Tirinto
In primo piano le mura del Grande Megaron,
in posizione più arretrata quelle dell’Edificio T.

Nella Cittadella Bassa, a ridosso delle poderosa mura di fortificazione, venne costruito un piccolo edificio di culto a megaron con banchina, più volte rimaneggiato nel corso del TE IIIC, dal quale provengono vari votivi e statuette.

Appena fuori dalla cittadella, non è invece purtroppo accessibile un’altra importante testimonianza post-palaziale: si tratta del Megaron W, un edificio a carattere monumentale costruito sempre nel TE IIIC, ma in una fase durante le quale l’Edificio T era già dismesso o si apprestava ad esserlo. Appaiono scelte altrettanto significative quella di rioccupare un’area legata al potere (Edificio T), che quella invece di distinguersi e di scegliere un’area fuori della cittadella (Megaron W).

A qualche kilometro di distanza a nord-est da Tirinto (MAPPA), è possibile visitare i resti della diga micenea che proteggeva il centro abitato dalle cicliche inondazioni, regolando il flusso dei vicini fiumi. L’infrastruttura non ha certamente la vastità di quella del lago Copaide, ma è indicativa delle conoscenze di regimentazione idraulica dei Micenei.

Diga di Tirinto
Diga di Tirinto

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